CORONAVIRUS: METEO e CLIMA sono DETERMINANTI nella Diffusione del COVID-19! Ecco le Conferme Università di Napoli

Il temibile Coronavirus sta tenendo in scacco il Mondo: partito dalla Cina, si è rapidamente diffuso in gran parte del Pianeta, costringendo intere nazioni a prendere provvedimenti drastici per limitarne la diffusione.
Secondo alcuni scienziati italiani tuttavia il METEO incide sulla DIFFUSIONE dell’EPIDEMIA.

Coronavirus e meteo, quale correlazione?
Coronavirus e meteo, quale correlazione?

Partendo da modelli matematici, test di laboratorio e studi epidemiologici su sopravvivenze e trasmissioni dei virus, si cerca di capire perché il Covid-19 si sia diffuso in determinate zone e, soprattutto, come potrebbe evolversi. Ricercatori dell’università del Maryland hanno scoperto che tra i punti in comune tra le varie località più interessate dal virus c’è la latitudine: tutte le località più colpite dal coronavirus si trovano nella fascia tra 30 e 50 gradi a Nord.

In secondo luogo, ci sono le temperature medie registrate, tra i cinque e gli 11 gradi centigradi in tutti i focolai, con il virus che non si è finora diffuso in aree più fredde (come Russia e Canada) né più calde, una situazione che mette in allerta quei Paesi più a Nord, per i prossimi mesi, quando le temperature sono destinate ad alzarsi. Infine l’umidità: analizzando un orizzonte di quattro mesi (da novembre a febbraio) si nota un differenziale del tasso di umidità ridotto, in particolare a gennaio, con dati tra il 67 e l’88 per cento.

A confermare questo fatto vi è anche una più recente ricerca condotta nel nostro Paese da un gruppo di ricercatori dell’università Federico II di Napoli; secondo le ricerche svolte, la stagione invernale nella regione di Hubei è stata molto simile a quella che si è verificata nel Nord Italia, e in particolare nelle province di Milano, Brescia e Bergamo, tutte località dove il COVID-19 ha prodotto i danni più gravi.

Il professor Nicola Scafetta, del dipartimento di Scienze della Terra, autore dello studio la fascia che va dalla Cina Centrale verso l’Iran, la Turchia, per poi estendersi verso Italia, Spagna, Francia e USA coincide con le regioni più interessate dalla pandemia.

La ricerca poi azzarda anche una previsione: quando il clima si farà più caldo, la diffusione del virus aumenterà nelle zone settentrionali (Nord Europa, Russia, USA) e diminuirà invece nelle zone meridionali.

La seconda ondata potrebbe ritornare in autunno, colpendo nuovamente le stesse zone.